Vestiti fatti con il letame? Una designer olandese, Jalila Essaïdi, per dare una mano a risolvere il problema dello smaltimento dello sterco di mucca, che crea un grave inquinamento ambientale, ha deciso di usarlo come base per realizzare nuovi materiali biodegradabili. Dagli stessi escrementi è riuscita a ricavare non solo il materiale da cui sviluppare i tessuti, ma anche i composti chimici per trattarlo. Questo materiale, chiamato ‘Mestic’ (in olandese significa letame) è la cellulosa che arriva dalle piante mangiate e poi digerite dalle mucche. Dal letame vengono poi estratti gli acidi per creare acetato di cellulosa, una specie di plastica liquida naturale. La cosa che stupisce è che il nuovo materiale non puzza affatto e rispetta le norme igieniche.

Le mucche non ci danno solo latte, carne e pellame. Anche il loro sterco è prezioso!

E adesso parliamo di caffè. Quello più caro al mondo, il Black Ivory è un caffè specialissimo, i cui chicchi fermentano durante la digestione nello stomaco degli elefanti e vengono poi raccolti ed estratti dalle loro feci. E' proprio la fermentazione che dà al caffè Black Ivory un particolare aroma, che è un misto di note di cacao, spezie, sentori di tabacco, cuoio, con un retrogusto di ciliegia sciroppata. Una tazzina di questo caffè costa 85 euro, più del doppio del Kopi Luwak, che si prepara con le bacche di caffè digerite e defecate dallo zibetto, un piccolo roditore.

Il caffè più caro del mondo grazie agli elefanti!

Il successo del Black Ivory ha ispirato una bevanda ancora più strana chiamata "Un, Kono Kuro", che significa "Sì, è nera" oppure "Cacca nera". Il birrificio Sankt Gallen Brewery, situato a Atsugi, West Kanagawa, Giappone, partendo dai chicchi di caffè defecati dagli elefanti ha proceduto alla loro trasformazione usando lo stesso metodo utilizzato per la birra. La bevanda che hanno ottenuto ha un sapore simile a quello del caffè e la fermentazione la rende anche leggermente alcolica. Appena lanciata dalla birreria, la "Un, Kono Kuro" è andata esaurita in pochissimo tempo. 

La famosa birra. Per quanto l'etichetta sia chiara, qualcuno la chiama "la birra che sa di testicoli di elefante". Chissà perché!

Sempre dallo sterco di elefante, grazie a un processo che ricorda quello della distillazione, si può ottenere anche un liquore. In commercio c'è il gin Indlovu, un liquore secco e aromatico che può raggiungere una gradazione di 40°. E' stata una coppia di sudafricani, Les e Paula Ansley, ad avere l'idea durante un safari in Kenya. In Giappone già da anni veniva prodotta la birra pregiata Un Kono Kuro con la cacca d'elefante e in India le feci venivano tostate per produrre il Black Ivory, il caffè venduto a peso d'oro. Così la coppia ha studiato una confezione particolare, ha dato al liquore il nome Indlovu (gli Zulu chiamano così l'elefante) e hanno creato il gin più originale del mondo!

Il tappo la dice lunga!

Ma non c'è solo la cacca di elefante! Dallo sterco di mucche, asini e cavalli viene ricavata la carta, con cui fare quaderni, taccuini e anche bomboniere. La cooperativa Vagamondi, che si occupa di commercio equo e solidale a Formigine, in provincia di Modena, ha avviato diverse collaborazioni e importazioni di progetti nei paesi in via di sviluppo. Dalla Thailandia, dove una piccola azienda, la Poopoopaper, produce carta ricavata dallo sterco di asino, cavallo, mucca e alce, animali che si nutrono solo di erba, è nato il progetto "Brown is the new green", che la Vagamondi ha portato in Italia. La lavorazione della cacca prevede la bollitura e l'impasto con altre fibre vegetali per ottenere fogli e oggetti di cartoleria. Non vengono tagliati alberi, tutti i prodotti sono privi di materiali a base di pasta di legno e vengono colorati con inchiostri naturali e coloranti alimentari non tossici.

Un esempio degli articoli solidali prodotti dalla cooperativa. Si trovano sul loro sito http://www.vagamondi.net/

La cacca può diventare un materiale nobile, se saputo valorizzare e lavorare con fantasia e ingegno. Molto meno nobile è l'odore che emana, soprattutto in un ambiente piccolo come il bagno. Ma per questo ci pensa POO&JOY. Tre o cinque spruzzi direttamente nel gabinetto prima di "produrre" e il gioco è fatto. L'odore viene intrappolato sotto la superficie dell'acqua e un delicato profumo prenderà il posto degli ammorbanti effluvi. 

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